Accidia

  A

/ac·cì·dia/

Sostantivo femminile

SIGNIFICATO: Inerzia e indifferenza verso ogni tipo di azione o iniziativa; in Teologia cattolica rappresenta uno dei sette vizi capitali e indica l’indolenza nel praticare del bene e nell’essere virtuosi.

Nella Grecia Antica la parola accidia aveva l’accezione di stato inerte, sia morale che fisico, malinconia e tristezza unita a indifferenza e totale mancanza di cura. Nel Medioevo fu ripreso il concetto dalla dottrina teologica che con il termine accidia indica l’indifferenza e la non dedizione alla vita contemplativa e spirituale.

Il filosofo religioso Tommaso d’Aquino nella sua opera più famosa Summa Theologiae già nel 1200 la definì come il rattristarsi del bene divino. Dante nella Divina Commedia colloca gli accidiosi nella IV Cornice del Purgatorio proprio perché colpevoli di dimostrare scarso amore per il bene, racconterà la loro pena nel XVIII Canto del Purgatorio. Francesco Petrarca invece già nel Trecento ne parlava nella sua opera Secretum come una funesta malattia dell’anima.

Nel parlato odierno il termine accidia viene assunto come sinonimo di noia e stile di vita deprimente, più che alla dottrina religiosa e all’etica, infatti si rimanda a fattori psicologici, come lo scoraggiamento e la stanchezza nei riguardi della vita.

Dal greco: ἀκηδία-negligenza, composto di ἀ-privativo e κῆδος-cura, quindi senza cura, noncuranza, assunto nel latino tardo come acedia e acidia.